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E in mezzo c’è il mondo

C’è una vibrazione che vive nella natura, all’interno dello stelo di un filo d’erba smosso dal vento e allo stesso tempo nella visione di una montagna innevata, nelle correnti fredde dei suoi crepacci ghiacciati, fin dentro le stalattiti che gocciano gelo fuso.

C’è questa percezione di verità che non riesci a trascrivere su carta, in parole, in pittura o in musica. Puoi darne il profumo, la sfumatura ma sfugge. È la stessa vibrazione delle stelle, la stessa sensazione d’amore, di fratellanza, dell’Io ci sono e sono con te. Io padre o fratello e amico, non sai. Io più grande, che ti avvolge e ti rassicura. Non preoccuparti, comunque Io ci sono, perché sono ciò di cui tu sei fatto, perché non puoi prescindere da questo, al netto delle religioni o di altre strade o strumenti che userai per ascoltarmi, per avvicinarmi a te. Io sono l’energia, la luce, la forza, la vita. Sono ciò che tutto ha fatto e che in tutto vive e dove tutto tornerà. Io sono questo dall’inizio alla fine.

E in mezzo c’è il mondo.


Sconosciuto

Sottile ombra di luce
libera nel buio universo
e brilla
dei ricordi di un tempo non mio
cullando
un’essenza quieta e vuota.

Nel vagito di un grillo
scorre una natura sorpresa:
un incanto, un volo,
sopra quei desideri dispersi.

E bambino guardavo il tempo,
lo stesso tempo
ma nascosto in un cappotto di felce
e ghirlande di fiori,
rubando i ruscelli alle trote
e i sassi alle montagne.

È tutto qui. Quasi finito ormai.

Quanto ancora? Uno? Dieci? Trenta?
Cinquanta soli a rigirar le stelle?
E i pianeti a fargli da collana?
Ma anche cento o mille,
non sarebbe sempre ora?
non saremmo sempre nudi
in un mare incomprensibile?
illusi di conoscere
ma vuoti,
come conchiglie al vento
nel risuonar delle nostre stesse voci.

C’era un sentiero una volta,
l’incenso
con l’odore di note e di notte
e la terra rossastra tra mani leggere
mentre i leoni falcavan gli sterpi.

Poi la paglia
ha coperto fatiche
e curato piedi stanchi.
Ma la notte,
le note,
ruggiscono ancora i felini
e le ombre sbaragliano il tempo.

Eccomi dunque. Qui e ovunque.

E nell’annullarmi nel vuoto,
in questo sogno distante,
sfuggo domande insensate
e ascolto
lo sconosciuto me stesso.


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