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E in mezzo c’è il mondo

C’è una vibrazione che vive nella natura, all’interno dello stelo di un filo d’erba smosso dal vento e allo stesso tempo nella visione di una montagna innevata, nelle correnti fredde dei suoi crepacci ghiacciati, fin dentro le stalattiti che gocciano gelo fuso.

C’è questa percezione di verità che non riesci a trascrivere su carta, in parole, in pittura o in musica. Puoi darne il profumo, la sfumatura ma sfugge. È la stessa vibrazione delle stelle, la stessa sensazione d’amore, di fratellanza, dell’Io ci sono e sono con te. Io padre o fratello e amico, non sai. Io più grande, che ti avvolge e ti rassicura. Non preoccuparti, comunque Io ci sono, perché sono ciò di cui tu sei fatto, perché non puoi prescindere da questo, al netto delle religioni o di altre strade o strumenti che userai per ascoltarmi, per avvicinarmi a te. Io sono l’energia, la luce, la forza, la vita. Sono ciò che tutto ha fatto e che in tutto vive e dove tutto tornerà. Io sono questo dall’inizio alla fine.

E in mezzo c’è il mondo.


La morale politica

Essere sobri ed attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale… Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole… Non è morale il moralismo dell’avventura… Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica

Benedetto XVI, 1981


Caronte

Torno a voi
miei ascoltatori ignoti
che tendete l’orecchio
al suono di queste parole piccole
e celate,
nell’attesa che io vi sveli
mondi, sorprese e fate.

Mi aspettate,
dietro uno schermo o sotto un giornale
per bermi un’emozione
che non sia banale;
per gridare
che anche voi avete pancia
fatta di sogni,
e di succo d’arancia.

Vi porgo il bicchiere
bevete
come fosse acqua che leva
la sete.

Credete
ch’io sia la fonte
ma no.
Non son’ altro che un vecchio Caronte
per traghettarvi dal noto all’ignoto
o viceversa,
che la speranza non vada mai persa.

Nel silenzio
che lascia muti anche i muri e le porte.


Per quanto l’ora

Quando non camminerò più su questo mondo, resteranno le parole, librate nell’eco delle emozioni e impresse nelle opere. Resterà la traccia della deviazione, che il mio esistere avrà generato nel tempo e nelle persone.
Poi null’altro.

La bolla di sapone che oggi racchiude ogni mia vibrazione, che contiene il mondo creato giorno dopo giorno, ad ogni incontro, in ogni parola, che delimita un pensiero e un’esistenza, scoppierà, sciogliendo i limiti e i legami che ci hanno ancorato a questo tempo. Se l’oltre esiste, non ci é concesso capirlo; se di  tutto quel divenire si possa salvare traccia, non ci è dato di comprenderlo.

E per quanto gli studi, i pensieri, le chiese, ci indichino vie, la nostra scatola nera continua a restare chiusa, serrata, per poi disfarsi col tempo.

Non esiste che l’ora, quindi. Il momento più puro e reale di manifestazione di noi. Qui, nell’eco delle parole scritte, nel riflesso di uno sguardo, perso e incerto.


Due Parole

Due parole
basterebbero se trovassi
per strappare il mio sento
dal cuore e
trasformarlo
in parole

Non sarebbe, allora
il contenuto, il concetto
ma il senso, di ora
vaporato dal letto.

E’ un amore
da baciare o
una crosta
da staccare;
l’astinenza
di un vecchio ubriaco
o di un giovane
fatto e lasciato.

Presunzione
di averlo io solo
di conoscerlo
mistico e dono.

La paura che in fondo
non sia altro che un altro
che un falso
girigirirotondo
profondo
per quanto.

E la testa si china
pesante,
E la luce va giù
ed il sento
strappato stampato
nel mio cuor
non è più.


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