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La notte

La notte,
Nel silenzio
Due risa e un abbraccio.

Il cuore
E il respiro
Evanescenti i pensieri
Come fumo bianco
Inafferrabili
Soli e leggeri.

I pensieri,
Soli e leggeri

Calore tra le dita
Sul palmo delle mani
Una lacrima bagna la pelle
Di acqua e di sale.

La notte
Che libera l’anima
Che scioglie il peso del corpo
E lo fa trasparente.

Mentre il mondo si spegne e si accende
E la vita
Accarezza ogni cosa.


Eppure la notte…

Eppure la notte…

Eppure la notte è la stessa,
il silenzio dialoga ai morti
nascosti dietro le stoffe.

La musica cavalca i secondi,
lontana, distratta, irriverente.
Il legno del tavolo è caldo
di tutte le mani che lo hanno sfiorato.

Eppure la notte è la stessa
con le sue stelle nascoste dietro alla terrazza
con il suo fresco di primavera
che si vergogna a sbocciare;
eppure la notte.
E’ la stessa.

E i miei Santi? dove sono sfuggiti o mio Dio?
Dove li hai allontanati così?
per riportarmi al nudo,
per strapparmi lacrime di sabbia
che mi graffiano il volto?

Dove hai preso le voci o Signore
che affogano lo spazio
che non mi appartiene più?
Come le hai imbastite?
Di argilla?  Di pioggia ? O di byte?

Eppure la notte,  è la stessa mia notte
di quando l’aria pungeva le gambe
secche sotto corti calzoni,
di quando mia madre
addormentava il respiro
sul mio petto fremente.

Di quanto la notte,
di quanto,
mi chiederà ancora uomo
stringendo la terra ai miei fianchi
prima che il tempo
mi scivoli  in Te.

Eppure,
in questo incerto nulla,
so che Mi leggi
e mi consolo.



Dunque la notte

20110925-010014.jpg

Dunque la notte.
Dunque la notte silenziosa e complice,
dove ci troviamo
rincorrendo un senso
al turbinio del giorno.

Tra queste mani
si nasconde
la forza dell’amore,
la follia dell’odio;
ed io posso guidarle
in uno o l’altro,
io posso scrutarne
la tua anima
e strapparti il tempo
imbrigliandolo in un verso.

La stanchezza
naviga tra le mie membra
cercando una porta
dove lanciarmi al sonno.

E tu?

Che fissi uno schermo vuoto,
che ti domandi e piangi
perché il tuo treno è sfuggito nella nebbia.

Tu,
che ridi
al mio divenire
ma che domani sarai
di nuovo alla mia corte.

Cosa lasci al mondo
se non l’odore
delle tue lacrime?

Prendi questa mano,
guardane le rughe,
la forza,
e il vuoto che trattiene,
e senti
quanto calore può scorrere
dalla mia vita alla tua.
Dalla tua vita alla mia.

Dunque la notte.



VOCI DI SABBIA

Volo nella Notte

Volo silenzioso
Volo ad ali stese
Libero e maestoso.

Nudi su di un velo
morbido e ribelle,
chiusi dentro Sfere
fredde sulla pelle.

Squarcio una di quelle,
cado in una Luce
Ridi nell’immenso
scivoli con me.

Soli in una stanza
Lune in un cassetto
Stelle e arcobaleni
adoperati a tetto.

Siamo due conchiglie
in una sola idea
che ha creato un Dio,
accanto alla sua Dea.



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