Adobe Acrobat – Timbro Dinamico personalizzato

Prodotti interessati: Acrobat DC
Ultima pubblicazione: 16 ottobre 2017

Segui i passaggi per creare un timbro dinamico personalizzato o un timbro personalizzato con data automatica tramite Acrobat DC.

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    • Windows 7/ 10: C:\Users\[nome utente]\AppData\Roaming\Adobe\Acrobat\DC\Stamps ( UFFICIO: C:\Users\standard\AppData\Roaming\Adobe\Acrobat\DC\Stamps)
    • Mac OS: /Users/[nome utente]/Library/Application Support/Adobe/Acrobat/DC/Stamps
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  • Nella barra degli strumenti Prepara modulo, fai clic su Aggiungi campo testo. Posiziona e assegna un nome al campo in cui si desidera che venga visualizzata la data.
  • Fai doppio clic sul campo di testo o fai clic su Tutte le proprietà e seleziona la scheda Calcola.
  • Scegli il pulsante Script di calcolo personalizzato: e fai clic su Modifica. Viene visualizzata la finestra Editor JavaScript.
  • In Editor JavaScript, digita lo script seguente e fai clic su OK..

event.value=util.printd(“h:MM tt, mmm dd yyyy”, new Date);

  • Chiudi la finestra di dialogo Proprietà campo di testo, chiudi la modalità Prepara modulo e Salva il file.Rinomina il file timbro per disporre di un riferimento semplice.
  • Il timbro dinamico è pronto. Per utilizzare il timbro dinamico su più computer, copia il file nella seguente directory del programma.
    • Windows 7/ 10: [install_directory]\Adobe\Acrobat DC\Acrobat\plug_ins\Annotations\Stamps\[language _directory]\
      Ad esempio, C:\Programmi (x86)\Adobe\Acrobat DC\Acrobat\plug_ins\Annotations\Stamps\ENU\
    • Mac OS: /Applications/Adobe Acrobat DC/Adobe Acrobat Pro.app/Contents/Built-In/Comments.acroplugin/Stamps/[language _directory]/

Macio

852

Morire. Oggi parlo di un mio amico che non c’è più. Ho un’immagine nella mente: noi che in quinta elementare giochiamo nel cortile della scuola. Bambini di nove anni, alla finestra della vita. Siamo tanti. Ognuno prenderà la sua strada, cresceremo, studieremo, ci innamoreremo, litigheremo tra di noi. Poi magari ci sposeremo o forse no. Provo a cercare di capire se in quell’istante avremmo potuto intuire, stando un po’ più attenti, che lui se ne sarebbe andato prima di tutti. No. Eppure quel destino era già scritto. Non in tutte le possibili versioni del futuro, ma certamente in una di esse. Questa.
Penso al suo sorriso durante questi ultimi 40 anni, quando ci incrociavamo e, sebbene avessimo preso strade diverse, c’era quel legame, profondo ancestrale, che ci rendeva parte di un pezzo della nostra vita, di una nostra storia che nessun’altro avrebbe potuto capire. L’infanzia.
La tua morte, amico mio, è come se avesse strappato un pezzo di quel libro, così, quasi distrattamente.
Macio è morto, punto.
Mi immagino il tuo gesto esplicito, se te lo avessi raccontato:
“Ehi, lo sai che il 18 agosto 2018 morirai di tumore al cervello? Io lo saprò il giorno dopo da un whatsapp di un amico comune… ‘Mi pare lo conoscessi’ mi scriverà…”
“Mortaccitua – mi avresti detto – fammi grattare va…”
E’ questa la vita in fondo no? Si scherza, per non avere paura.
E quella volta che ti abbiamo tirato il riso dopo l’ennesima domenica che uscivi dalla chiesa mano nella mano con la tua eterna ragazza: “Evviva gli sposi!!!”
“Mortacci vostra… che bastardi…”. E ridevi.
Che poi non mi hai mai detto perché è finita…
Anche lei starà soffrendo questa sera. Anche lei probabilmente sta guardando le vostre foto, i bigliettini che le lasciavi, la carta così smielata dei baci perugina: “Il bacio è l’apostrofo rosa sulle parole Ti amo”, o cazzate del genere. Ma dai che ti piacevano! Cazzone come eri!
Certo, avevi quel problemino sul quale era difficile passare sopra… eri della Lazio! Ma a me in realtà delle squadre di calcio non è mai fregato niente e in fondo quel tuo astuccio con l’aquilotto era anche carino.
Mauro. Lo conosci? Si l’amico di Dando…
Certo che lo conosco. E così questa stronza di malattia ti ha strappato via. E io neanche lo sapevo. Certo non è che incrociandoci sotto casa potevi dirmi: “Ciao Alex, lo sai ho fatto il quarto ciclo di chemio e quella bastarda che sembrava sparita è tornata di nuovo… Ogni volta mi sembra di farcela ma poi ritorna… vabbè dai, prima o poi la sdereno. Che hai visto per caso in giro Checco?”
No. Non lo sapevo. Per questo la botta è stata più tosta. Si lo so, andremo tutti prima o poi, ma quando capita… è sempre una botta. Poteva essere un’altro? Tra quel gruppetto di bambini? O forse qualcuno già se ne è andato e neanche lo abbiamo saputo. Che dire.
Non sarò domani al tuo funerale, quindi ti saluto qui.
Mi spiace, molto, per tuo figlio, per la tua famiglia, per tua moglie che mi hai presentato per strada:
“Ciao Alex… vi conoscete? Lei è mia moglie…”
“ Ma dai? Pensavo fosse la tua amante e questo il figlio illegittimo…”
E tu ridevi.
“Piacere. Scusa, scherziamo sempre così dalla V elementare… bellissimo bambino, si vede che ha ripreso tutto dalla mamma!”
E così. Passava un altro giorno. Avrei potuto contare le volte che ci siamo incrociati sotto casa mentre tu rientravi con la macchina. Se avessi saputo il numero, se le avessi contate al contrario magari l’ultima volta ti avrei abbracciato.
“Non preoccuparti amico mio, funziona così, anche se è doloroso. Ma poi vedrai che troveremo un senso a tutto. Tu prima, ma noi subito dopo.”
Ecco. L’ultima volta, invece di fare una battuta, avrei potuto dirti una cosa del genere. O forse solo abbracciarti e dirti: “Ciao”.
E invece la pellicola di questo film va avanti come vuole. Non ci sono seconde chance, non ci sono avvisi, non si è mai pronti.
Vedo tuo padre, che continua a cercare nell’aiuto agli altri il senso delle cose. E da domani… o manderà tutti affanculo o si impegnerà ancora di più, cercando di scorgere nello sguardo del marocchino della stazione Termini il tuo sguardo, nel suo sorriso il tuo sorriso, nella sua richiesta di un panino il tuo chiedergli la merenda per andare a scuola un altro giorno. E allora per un istante il suo cuore sentirà di esserti ancora vicino, di poterti raggiungere in qualche modo con quel gesto. Sarà vero? O lo crederà solamente? Questo dipenderà solo da lui.
E’ un abominio che un figlio muoia prima di un padre, la natura non dovrebbe permettere questo. Eppure accade. Perché, nonostante tutte le giustificazioni che vogliamo darci, alla natura non gliene fotte una mazza del dolore, di cosa è giusto e cosa sbagliato. Se vuole prenderti ti prende. E basta.
Allora vorresti gridare: “Ma che cazzo!”. Ma non puoi farlo troppo forte, perché ti dicono che ci sono situazioni peggiori: 40 morti nel crollo del ponte di Genova, bambini migranti affogati in mare, ragazze indifese stuprate e uccise da uomini maiale che non meriterebbero neanche l’aria.
Si è vero. Ma che cazzo lo stesso.
Tu, eri un pezzo del mio libro, un pezzo della nostra storia, quella di tutti i giorni. Ed è giusto che siamo fatti così; impazziremmo se percepissimo il dolore di ogni cosa, di ogni uomo. Sopravviviamo perché abbiamo le nostre camere stagne, dove teniamo dentro ben sigillato tutto quello che ci è caro. Poi fuori ci sono le tempeste, i terremoti e gli orrori di cui ci indigniamo e contro i quali lottiamo; ma sono sempre fuori dalla nostra stanza.
Poi succede che qualcosa cade dentro, si crea una crepa, una breccia… poi muore un amico. E oggi quell’amico sei tu. E allora che Cazzo!
E allora… che occhiali ti metterai domani per andare davanti al Padre Eterno? Dai lo so che ti sarai preparato uno dei tuoi completini con camicia tiratissima, giacca e foulard assolutamente intonati e spilletta sul bavero della giacca. Eri proprio un fighetto; i tuoi quasi 50 non si vedevano neanche e la mia pancetta confronto ai tuoi addominali sembrava quella di un lottatore di Sumo. Per questo mi facevi ridere. Perché eri semplice e fico; ordinatissimo e firmatissimo, ma non te la tiravi mai. Così eri alle elementari, con quel ciuffetto ribelle, e così eri ieri.
Per quello la stronza ti ha preso il cervello, perché sul fisico non attaccava, dì la verità!?
Caro mio, non ci sarò domani per salutarti, in quella chiesa dove abbiamo occupato spazi assieme per anni. Magari scordandoci appena usciti di quello che aveva detto il parroco, ma sempre lì, puntuali, forse senza sapere neanche noi perché ci andavamo.
Ebbene, questa volta ci hai superati tutti. Domani lo saprai prima di noi.

Ti abbraccio e verrò a trovarti di tanto in tanto, nel luogo della memoria e dello spirito dove nascondiamo i nostri sentimenti più preziosi, i nostri segreti più belli, che alimentano quella speranza di esserci comunque, per sempre. Tutti.
Ciao Mauro.

 


Calcolo Blocchi Dieta a Zona

Riporto in questa sezione un foglio di calcolo può essere utile a coloro che vogliono provare la dieta a zona. L’ho fatta per tre mesi qualche anno fa con ottimi risultati: 10 chili in meno!
Lo so dovrei riprovarci adesso, visto che li ho ripresi! Non fate quella faccia!! ;O) Per questo pubblico il file, magari mi è da stimolo! ;O)

Al di la della validità o meno della dieta, questo semplice foglio di calcolo mi ha aiutato molto a fare i complessi conti mattutini.
Vedete in alto il foglio completo in sola visualizzazione e qui sotto
il link al foglio editabile dove potrete inserire nella colonna gialla il peso di ogni elemento che volete bilanciare per avere poi il risultato dei relativi blocchi e in alto il bilanciamento totale del pasto.

Link al file editabile per calcolare il proprio bilanciamento

Spero possa essere utile .

Baci

Ax


L’anno che verrà, forse…

E allora pure st’anno, state boni,
se lo semo finarmente torto dai cojoni!

Si perché lo sai quello che famo?
Come che eravamo regazzini
Succede che ogni vorta che arrivamo
All’urtimo der mese de dicembre
Se ricordamo dell’impicci e de casini
Come fossero de ieri e non de sempre.

“So’ stato un egoista grezzo e assente
Ma te lo giuro amò, sarò un angioletto
L’anno che viene te riempirò de baci,
E se me gira bene te porto pure a letto.”

“Ma no, tesò, nun fa così che dici
è stata corpa mia te l’ho già detto,
È che tra er parrucchiere e ‘n giro co l’amici
nun t’ho potuto manco fa ‘n dorcetto.”

“Ma lassa perde Cì, nun sai che campionato…
La Roma? ‘Na traggedia quello che è successo!
Che puro er compleanno tuo me so scordato
E manco a avecce er tempo d’anná ar cesso!”

“Amo’ lo so’, che so problemi grossi
Che solo de mascara ho speso ‘na fortuna
Guarda che pelle secca, che occhi rossi!
E ‘n testa c’ho na stecca, che nun te dico niente!”

Pare de sta’ ner confessionale.
Rammarichi, promesse e prospettive
Nell’anno nuovo niente sarà uguale
Finche so ‘ste intenzioni quelle vive.

E er primo giorno ce credemo quasi
Puntuali se svejamo verginelli
Addosse un paro de mutande rosse
Pè scaccià er malocchio e allontanà le fosse
Aprimo la finestra e vedemo tutti belli,
Pure la socera che sta a annaffia li vasi.

Tutto è carmo, cinguetteno l’uccelli
È un film de Fellini, come na stasi…
Ma a da vede che st’anno pe’ davero
Cambia quarcosa? Moo sento, so’ sincero…

E mentre stai a guardà sta meravija,
squilla er telefono: cazzo c’ho na fija!

“A papà, bon anno a te ali mortacci!
Non dico ‘na telefonata, du messaggi
So du settimane che ‘n te vedo manco ai raggi
Ma ndo c’hai la capoccia, ai campanacci?

“Amore proprio mo t’avrei chiamato
è che so stato un po’ impegnato, ma te pare
che a la a stella mia der core innammorato
nun je facevo Bon anno e Bon Natale!”

“Si vabbè falla finita co ‘st abbaio
Che dell’auguri te ce poi fa un cappello
Nun m’hai pagato l’affitto de gennaio!
E mo se nun te sbrighi, vado a dormì all’Ostello!”

“Certo amore mio, buon anno a te!
È che tu madre me parea d’avemme detto…”

“Caro sto qua dietro da tre ore
‘Nun fa er furbetto e alzete dal letto
Che te ricordo c’è lo scardabagno rotto
Si nun volemo iniziá l’anno cor dottore…”

“Si giusto un momento, volevo prendè er the…”

“Papà, ma che s’è rotto anche er bidèt?”

Vabbè l’amo capito è n’illusione
Nun c’è na fine e manco c’è n’inizio
è un giorno come ’n antro ’n invenzione
ma è pure ‘n occasione
pe’ domandasse ciò che è vero
e che fittizio.

E allora,
visto che ormai ce stamo
visto che a nisuno famo danno
regalamose un sorriso, strignemose la mano
damose un bacetto e dimose…

“Papà! E dacce un tajo a ‘sto sonetto!
Co ste poesie finimo pe fa’ danno
che se ‘n te sbrighi a appercchià,
che è quasi capodanno
nu magni er cotechino ma ‘n sorbetto”

Vabbè, come se nu l’avessi detto…
Tanti saluti e baci
E auguri de Buon Anno!


Natale al Binario 95

Regà,
Non fate li spilorci che è Natale!
Che è vero che volete sta tranquilli
Co li parenti, (boni quelli!), lasagne e capitoni
E nun sia mai che ve stia a rompe li cojoni
Ma pe n’anticchia, fate i belli
fermateve a scorta ste du parole

Vabbè, ce stanno i ricchi e i poveracci,
lo sapete,
Dicono ner monno na trentina
c’hanno più sordi di tutti i disperati
Che pe’ campá nun c’hanno manco na cantina.
Lo dice pure er prete…

Beati quelli, li mortacci! Je direte.
Ma mica ce lo so! A pensacce bene.
È vero che li sordi so importanti
Che sto quá apposta a chiedeve ‘n secchio!
Più che n’avecce niente, è mejo tanti
Ma quanno vai a scavá, che te rimane ?

L’omo, che nun è morto de fame
A forza de tajà troppo sta mela
quanno che sta a ariva’ all’urtimo spicchio
lo mette n’bocca come fosse n’cane
che pe du settimane
è stato senza cena.

E ce farebbe a botte!
La cupidigia tutta se rivela
e soo scorda proprio chi sta accanto
fosse su fija, su madre o pure n’santo
Che je ne fotte
se vive nel letame.

Nell’arte sfere poi
ce n’ho sentite tante
famije linde e pinte e scafasciate
cor padre che de corna ce n’ha quante
le renne de natale appiccicate

E li fiji
sempre che so i suoi,
Dei genitori non sanno manco er nome
ma de playstescio-e-Iphone ,
Che je schiattasse de botto Nonna Joy
Si nu ja regalato l’urtima edizione.

La domenica alla messa poi
So tutti in prima fila ad abbisciare
Capelli cotonati, reggicravatte d’oro
Chi legge la preghiera sull’artare
E chi mentre whatsappa
canta pure ar coro.

Ma poi li pranzi so de na tristezza,
Nun vola na parola, lo sguardo cupo e strano
C’è n’aria cosí fredda e un senso d’amarezza
Che manco ar cimitero der Verano.

Allora forse è mejo quattro stracci
‘Na catapecchia du panini e ‘n focherello
Che quello che c’hai accanto
Viè pure da lontano
Ma almeno poi chiamallo tu fratello

Che pure se ‘mbriaco e pieno de pidocchi
poi raccontà la storia guardannote nell’occhi
Si poi nu lo capisci, nun te ne fai ‘no sfregio
Parla n’arta lingua, ma giuro c’è de peggio.

È bene che o fissamo bene in testa
se po’ esse Re, Ministri o Cavalieri
ladri, assassini o vescovi de chiesa
ma dentro ar core quello che te resta
nun nasce dalla spesa,
che hai fatto l’artro ieri
ma dalla scelta tua de vive la giornata
mettendo ar primo posto l’amore o la pajata

Allora c’è sto centro, alla stazione
che pe tirallo su c’avemo messo er core
E lì più che festoni, brilli e stelle
Ce stanno le persone,
quelle belle.

Normali proprio come a voi…
Certo magari co ‘n problemino in più
vabbè senza na casa, senza la pensione,
co quarch acciacco, ‘na preoccupazione…
vabbè senza famija, ‘n processo e n’ingiunzione
(che puro quarche d’uno è stato alla tv!)
Aò! Ce state a rintuzzà?
E poi?

E’ vero so un po’ più disperati e allora?
ma non pe questo senza dignità.
Che se stai messo male nun passa ‘na mezz’ora
Che ariva quarche duno a ditte che poi fa’.

Perché er Natale in fonno è un po’ pe tutti
per prete pel rabbino e pe la sora,
li miscredenti, l’atei, e i poveracci,
i ricchi, i belli infami e pure i brutti.

Ma se lo voi sentì davero dentro
senteme a me, ricordate sto centro.

Scusateme regà,
se so stato invadente
So’ solo quattro rime, non è niente
Se va roduto er chicchero ve basta
Schiaccia er pursante stop
E anna a buttà la pasta.


Fija mia, ecco Natale

E allora Fija mia ecco Natale.
Che de regali potevo fatte tanti
na camicetta, un libro un par de guanti
per rendete contenta dentro ar core.

Ma quello che se compra quanto dura
un anno? un mese? un giorno? ’n paro d’ore?
E come poi imbriglia’ in una scadenza
sto sentimento che se chiama amore.

Te lo vorebbi mette in un pacchetto
co ’n fiocco che je desse na parvenza
de acqua bella fresca da na fonte
che spegnete ogni arsura dentro ar petto.

Vorei pe’ te che fosse come un ponte
che te portasse sopra l’infinito
la mamma, tu ed io presi pe’ mano
pe’ sempre in un abbraccio custodito.

Vorei che un giorno, che te parò lontano
leggendo ste du righe ricordassi
che tempo e spazio so come na prassi
mentre in realtà è questo ciò che siamo.

Che se davero dentro a quaa grotta
ce stava ’n regazzino Sarvatore
è come se ogni anno,
ce ridesse la rotta
pe navigà diritti verso er core.

Semo de carne, ma fatti de pensiero
co na speranza sola de sarvasse
capì che quer che conta pe’ davero
è amasse
tutti quanti a modo uguale.

Eccoce fija mia, ora è Natale.


A Cocco

A Cocco,
Te canto ste du righe
Ner giorno che fai quasi cinquant’anni
Che ‘n s è capito ancora come è stato
s’aritrovamo sempre a dì stronzate
a parlá de fiche, botti e danni
Senza nimmanco fermasse a prende fiato

Che me sembrasse che eravamo regazzini
E quanto so passati? Na trentina d’anni?
Pure de più! Ma chi sta dietro ar tempo ?
Quanno le risate so de core e vita
Fanno passà puro li malanni
E nun c’è oriloggio che fischia la partita

Che quarche acciacco, pe esse onesto, soo ritrovamo
Chi c’ha n ginocchio sguincio
Chi quattro capelli
E chi dopo de questo nun vede tanto er dito
Ma manco la sua mano

Li tempi so passati quanto belli
Too ricordi ar Pincio?
Che cor Biscione ‘nseguivamo le mignotte
Ma poi er coraggio annava a fasse fotte
E nun caricavamo manco un paggio.

A Cocco,
Che me vorai scusà
Si tra ste rime uso sto linguaggio
Che a vorte puo sembrá puro vorgare
Ma nell’amicizia vera nun contano le forme
Ce se vo’ bene senza calcolare
Se quello che stai a dì sta tra le norme
O se invece a quarcheduno fa cacare.

07.12.17


You’ve got Time

YOU’VE GOT TIME
Regina Spektor (Music From : “Orange is the new Black” netflix original series)
Key: Bb

Bb
The animals, the animals
G#                                 Bb
Trap trap trap till the cage is full

The cage is full, stay awake
G#                                 Bb
In the dark, count mistakes

The light was off, but now it’s on
G#                                                  Bb
Searching underground for a bit of sun

The sun is out, the day is new
G#
And everyone is waiting, waiting on you

F#                  G#     Bb
And you’ve got time
F#                  G#     Bb
You’ve got time

F#                          Bb-
Think of all the roads
F#                           Bb-
Think of all their crossings
F#                          Bb-
Taking steps is easy
F#             G#          F#
Standing still is hard

F#                                    Bb-
Remember all their faces
F#                                    Bb-
Remember all their voices
F#                          Bb-
Everything is different
F#                    G#           F#
The second time around…

(instrumental)

Bb
The animals, the animals
G#                                 Bb
Trap trap trap till the cage is full

The cage is full, stay awake
G#                                 Bb
In the dark, count mistakes

The light was off, but now it’s on
G#                                                  Bb
Searching underground for a bit of sun

The sun is out, the day is new
G#
And everyone is waiting, waiting on you

F#           G#      Bb
And You’ve got time…


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Origami Crane: la gru – Tutorial


Rubinetti

1) Intro Salvatore
2) Happy Birthday my Bra
3) Serenhouse Molisana (Signora Francesca 1)
4) Iponimi e Iperonimi
5) Signora Francesca
6) Teresian Rapsody

Serenhouse Montaganese

Con la partecipazione di :
Franka, Gimmy, Zio Marco, Zia Patrizia, Zio Lucio, Pietro e Aldo.
All music made with Garageband for Ipad.

Agosto 2016, Montagano (CB)


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